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Aristbtele in contemplazione del busto di Omero pen-sava spesso a Socrate, mentre Rembrandt dipingendo lo vestiva d'una blanca tunica rinascimentale e d'una nera sopraweste medievale, e addensava ombre, ombre, in-torno a lui. "Critone, sono debitore di un gallo ad Ascle-pio," fa dire Platone a Socrate, allorché, bevuta la cicuta, questi awerte i primi effetti del veleno che gli sale su su, dalle viscera al cuore. "Non scordarti di pagare per me questo debito."
Ora Socrate, naturalmente, non doveva alcun gallo ad Asclepio (pei romani Esculapio) dio della medicina.
E Ü cuoiaio Asclepio, fíglio del medico Euriminede, rímase di stucco quando apprese di quel lascito da uno schiavo che, Tindomani, si presentó a casa sua recando un pollo. Le autorita ateniesi, insospettite, lo fecero arrestare per interrogarlo. E lo misero a morte poiché lui, seguitando a professarsi ignaro, non volle rivelare cosa ci fosse sotto.