Bővebb ismertető
Alle fonti
della contestazione
Non saprei proporre un argomento piu appropria-to delTopera della vita e del temperamento di questo artista morto all'eta di trentaquattro anni cinquantatré anni or sono, per parlare ai giovani d'oggi, tanto sulle loro inquietudini, sulle loro aspirazioni, impazienze e intemperanze vedo aleggiare il suo spirito.
In un bellissimo studio critico su Umberto Boccioni, dice Giulio Carlo Argan : Di Umberto Boccioni, morto a poco piu di trent'anni, non conosciamo che le espe-rienze generóse e le tappe bruciate di una formazione impaziente ma in nessun modo inquieta. E difficile dire s'egli avesse tutte le qualita di un grande maestro ma ogni atto della sua breve carriera d'artista appare det-tato da una scelta motivata e sicura, reca l'impronta di un temperamento deciso ad afîrontare tutte le espe-rienze e a trarre da esse tutte le conseguenze".
Benissimo detto. Vorrei solo aprire una breve pa-rentesi su quel: "in nessun modo inquieta", non inquieta per fatto di dubbio o d'incertezza sulla scelta creativa; da quell'uomo nei confronti dell'arte di ec-eezionale cultura, Boccioni aveva idee chiarissime fino dal pimto di partenza di quello che voleva, dell'arduo compito che ogni volta si proponeva, non ne conobbi uno altrettanto sicuro della propria scelta, ma d'altra parte non ne conobbi un altro altrettanto inquieto e tormentato, con sé stesso in continuo assetto di guerra relativamente ai risultati di quella scelta medesima; senza concedere un attimo di requie all'anima illumi-nata da un ambizioso miraggio di grandezza e non rap-presentando mai nel suo percorso un punto di arrivo ogni realizzazione e ogni nuova audace esperienza ma soltanto una tappa, da lasciar pensare talora, osservan-dolo, a un prigioniero che batte la testa contro il muro che lo serra.
Non ci troviamo di fronte a an naif che reca un nuovo profumo nell'arte col puro istinto e una grazia giovanile insólita e pressoché inconscia; né a uno che si rifa a motivi primitivi o ad espressioni addirittura di barbarie per iniettare nuova linfa nell'arte perve-
nuta a un punto di stucchevole rilassatezza e d'anemia, di inerzia; Boccioni rideva di quelU che assillati da im'aspirazione di rinnovamento andavano a dipingere nelle isole remote dell'oceano o popolavano i loro studi di feticci e sculture primitive provenienti dai paesi piu remoti dell'Africa, giudicandoli fenomeni d'infantili-smo e di superficialita ; aveva piena coscienza e cono-scento di quello che sdegnosamente respingeva, una tradizione che portava nel sangue e nelle ossa, ma che vedeva irreparabilmente conclusa, estinta, e attraverso la quale gli sarebbe riuscito facile raccogliere ottimi frutti mediante un compromesso di cui conosceva i se-greti per ottenere il successo rápidamente e con la massima disinvoltura : era essenzialmente un critico e un teorico, la sua conquista doveva comprendere tutto quello che era stato fatto prima quale naturale conse-guenza senza che ne trapelasse la minima traccia, ed esprimere con uno sforzo supremo della volonta il tra-vaglio dell'esistenza umana con tutti gli apporti del momento nel quale l'opéra d'arte veniva compiuta: tutta Topera di Boccioni rappresenta questo sforzo supremo di una volonta. Di qui la pittura degli stati d'animo, le sue scene di folla, le visioni delle grandi citta moderne col fervore dei loro cantieri e la teoria dei loro edifizi che aspirano aile vette celesti in uno slancio di esaltazione Urica; e di qui il massimo tormento dell'artista intellettuale che opera in piena coscienza e eonoscenza di un passato che respinge e nel quale puó ricadere senza accorgersene o cedendo alle sue subdole lusinghe, cadendo in uno dei suoi alletta-menti e agguati in un istante di debolezza.
Nel suo libro sul dinamismo plástico Umberto Boccioni ci dichiara : " da Giotto a Masaccio, a Michelan-giolo tutti gli artisti lavorarono per trasmettersi successivamente un mezzo che doveva, arricchendosi nel suo cammino, condurre alTesplosione delTideale cri-stiano-pagano. La Cappella Sistina poté essere compiuta in quattro anni perché nulla v'era da ricercare. Con Michelangiolo lo spirito interpretava sé stesso ma-