Bővebb ismertető
Passi dell'epistolario di Monet Due testimonianze caratterizzano !l temperamento di Monet Renoir, alludendo ai difficili e appassionanti inizi del gruppo de futuri impressionist!, confessa: "Senza di lui nessuno di noi avrebbe fatto niente"; e lo stesso Monet nel 1920 al duca de Trevise, il quale gli comunica che il Musée du Luxembourg, per ricordare il cinquantenario della morte di Frédéric Bazille, in-tende esporre il suo Ritratto di famiglia, esclama: "Un quadro di Bazille! É sufficiente per farmi andaré a Parigi". Le parole di Renoir sono relative al 1918, quelle di Monet a un periodo anche piü tardo, quando l'artista ormai ottantenne non si spostava piü di Giverny. Affettuosa riconoscenza, volontá, decisione, chiarezza e onestá sono le doti che fanno di Monet un uomo straordinario. Scorrendo Tepistolario, che ce lo rivela dal 1856, allorché sedicenne comunica da Parigi con il maestro e amico Boudin, sino alie ultime lettere scritte a Durand-Ruel nel 1925, possiamo seguire attraverso vicende Hete e tristi il caposcuola deirimpressionismo. Sono le stupefacenti rivelazioni dell'arte dei maestri precedenti, soprattutto Delacroix e Corot, raccontate da un sedicenne con ['entusiasmo giovanile assieme a capacita critica e vigore di giudizio straordinari, che colpiscono. "Monet non é che un occhio, ma che occhio", dirá Cézan-ne: Monet si rivela tale fin daU'inizio. Sono confessioni felici o tristissime, le sue, accompagnate da aperte richieste di aiuto all'amico Bazille: "leri ero cosi sconvolto che ho commesso lo sproposito di gettarmi in acqua", dove pero nella parola 'spro-posito' si cogíie la coscienza che sorreggerá l'artista quando maggiormente le vicissitudini o il dolore lo colpiranno. La prima compagna, Camille, lo lascerá nel 1879; nel 1911 gli man-cherá Alice Hoschedé, la seconda moglie; e il figlio Jean gli verrá strappato da un male inguaribüc nel 1914. "Non ho bi-sogno di dirvi quanto triste sia ormai la mia vita "; e ancora: "Questi giorni di festa di fine d'anno sono stati molto penosi da passare; mi hanno abbattuto, scorato del tutto. Comunque sono riuscito a dominarmi, e ho ripreso i pennelli che avevo abbandonato"; e poi: " Come sapete, mi sono rimesso al lavoro. Quando mi ci metto lo faccio seriamente, tanto che, in piedi fin dalle quattro del mattino, sgobbo tutta la giornata e a sera sono talmente sfinito ". Impegno, urgenza di fare capace di vincere l'angoscia. Verso il 1858 Monet comincia a 'vedere' e a 'dipingere'. "Con l'andar del tempo mi si aprirono gli occhi, capii veramente la natura e imparai anche ad amarla". Sono un vedere e un dipingere nuovi, festosi, all'aperto, con amici pittori che lo ac-compagnano nellc scorribande lungo le scogliere e le spiagge normanne o sulle rive della Senna nei dintorni di Parigi, insieme sugli stessi motivi. Prima, il periodo di Honfleur, con Jongkind e Boudin: "Siamo molto numerosi in questo momento [ ] ab-biamo una piccola cerchia molto piacevole [ ] ci capiamo a me-raviglia e non ci lasciamo piü". Successivamente, con Renoir a Bougival, dove Monet sta con la propria donna e il figlioletto, e "Renoir ci porta del pane da casa sua per non farci crepare di fame"; qualche volta il pittore si vede "costretto all'inattivita per mancanza di colorí". E, ancora, con Renoir, Sisley, Manet, ad Argenteuil, dove nasce e si svolge il periodo classice deir impressionisme. Piü tardi, con la maturitá, il registro muta: "Ho sempre lavorato meglio nella solitudine e seconde le mié sole impres-sioni"; oppure: " Soprattutto, tenevo a venirci [a Bordighera] da solo per essere piü libero con le mié impressioni. É sempre brut-te laverare in due". Si direbbe che una necessitá sistemática, quasi scientifica, 1e conduca di fronte al motivo per coglierne a tu per tu, senza distrazioni, l'essenza: "Sapete che sono asserbito dal lavoro. [ ] Questi paesaggi sono divenuti un'ossessione [ ] é al di la delle mié forze [ ] e tuttavia voglio arrivare a rendere ció che sento cosi vivamente. Ne sono distrutto: ricomincio e spero che da tanto sforzo esca qualcosa". La voluta solitudine, che é esigenza di interrogante atten-zione al 'sensibile', non rimane pero disgiunta dalla necessitá di afifetti. Né solo per la famiglia, gravosamente auméntala in un momento difficile con l'annessione degli Hoschedé; famiglia entro la quale stará e alia quale guarderá con nostalgia quando le ricerche 1o condurranno lontano, e alia quale ritorna sempre con gioia: "Una volta per tutte" scrive alia sua compagna "vi dieo che siete tutta la mia vita con i miei figli, e che lavorando non faccio che pensare a voi; ció é cosí vero che ogni cosa che ritraggo, che scelgo, mi dico che occorre riprodurla proprio bene, perché voi vediate dove sono stato e la cosa com'é"; e: "Torneró ancora in gamba, anche se sono stanco, a volte molto stanco di questo lavoro, di questa lotta continua; ríposarmí accanto a voi mi sará di gran conforto''. E inoltre, gli amici, affettuosamente seguíti e ricordati sino alia fine: "Apprendo ín questo istante la terribile notizia della morte del nostro povero Manet"; "II povero Sisley mí aveva fatto sapere di andarlo a trovarc otto giorni fa, e quel giorno avevo capito bene che era l'ultimo addio che voleva fare. Povero amico, povero ragaz-zo!"; "Povero Renoir, scomparso anche lui. É una grande per-dita e un vero dolore per me". Dolore documentato non solo da parole, ma accompagnato da gesti di autentica, afíettuosa fraternitá. Dop la scomparsa di Manet si batte a lungo per portare VOlimpia deU'amico al Louvre, e piü tardi potra comu-nicare con orgoglio allo scrittore Geffroy: " Avete visto che infine VOlimpia di Manet é al Louvre [ ] ne sono felice per me e per