Bővebb ismertető
introduzione
1. Tragedle di guerra?
«Finirá per rompermi la testa con il fracasso di tutti i suoi elmi.» Euripide, nelle Rane^ di Aristofane (v. 1019), si prepara a subiré l'assal-to verbale di Eschilo. E il 405 a.C. I due grandi tragediografi sono gia passati a miglior vita. Ma Aristofane li resuscita entrambi, con uno scatto di grandiosa e irriverente fantasia, e li schiera l'un contro l'al-tro in un duello poético che ha come scenario il regno dei morti e come giudice il dio del teatro in persona, I'ambiguo Dioniso. Bisogna decidere chi dei due sia il poeta piu utile alla citta, quale si debba ri-chiamare in vita. Si combatte a colpi di trimetri giambici e di versi liri-ci. E, al termine della sfida, il verdetto sara congruente alie premesse. Euripide soccombera sotto il peso delle parole di EschÜo: «Paroloni grossi come buoi, certi mostruosi spaventapasseri, che il pubblico non conosceva neppure. Di chiaro mai niente, ma Scamandri e fossa-ti e sopra gli scudi aquilogrifoni battuti nel bronzo e parole da buttar-si giu a cavallo, che era un'impresa capirle» (w. 927-30).
Nella tenzone con Euripide, pero, Eschilo puô vantare, oltre al "peso" deUe sue parole, anche la funzione didattica della sua poesia, che egli presenta, spavaldamente e un po' da sbruffone, come una fucina di valore e di eroismo (w. 1021-30):
ESCHILO Ho composto un dramma pieno di Ares.
DIONISO Quale?
ESCHILO I Setle a Tehe: a vederlo, ogni uomo era preso da ardore guerresco.
1 Cfr. Aristofane, Rane, a cura di D. Del Corno, Milano 1985.